Il sottoscritto Vercelli Claudio  non si assume nessuna responsabilità su eventuali conseguenze derivanti dall'applicazione erronea delle manovre sotto esposte, non si può diventare, infatti, un soccorritore solo leggendo qualche articolo o qualche riga di un libro ma si deve frequantare almeno un corso di primo soccorso e soprattutto fare pratica su casi simulati.

Le seguenti informazioni possono essere utili per sapere cosa fare e soprattutto cosa non fare mentre si attende l'arrivo dei soccorsi specializzati.


Diamo di seguito alcune indicazioni su cosa fare nel caso capitasse un'emergenza di tipo sanitario.
Vengono esposte alcune semplici manovre che se ben attuate possono facilitare il soccorso ad un infortunato se non adirittura salvargli la vita.

Gli argomenti che tratteremo sono:

  1. Arresto respiratorio
  2. Arresto cardiaco
  3. Perdita di coscienza
  4. Gravi emorragie
  5. Shock

Arresto respiratorio

La respirazione costituisce il meccanismo di entrata e di uscita dell'aria dal corpo. Nelle condizioni normali l'individuo adulto respira 12-15 volte al minuto. Per vedere se una persona respira o non respira si applicano le seguenti semplici manovre:

Cause dell'asfissia (arresto del respiro)

  1. L'aria non arriva ai polmoni:
  2. L'aria che arriva ai polmoni è alterata: presenza di gas tossici (ossido di carbonio, anidride carbonica, etc.).
  3. Arresto cardiaco: il cuore non pompa più il sangue ai tessuti.

Segni evidenti di asfissia nell'infortunato

Cosa fare: respirazione artificiale

Per una corretta respirazione artificiale ricordarsi di:

  1. Togliere la causa dell'asfissia: ad esempio togliere eventuali corpi estranei, portare fuori l'infortunato da ambienti inquinati da gas tossici, etc.
  2. Controllare l'assenza del respiro.
  3. Assicurarsi che le vie respiratorie (naso e bocca) siano libere.
  4. Iniziare la respirazione artificiale al più presto tenendo un ritmo di 1 insufflazione ogni 4 secondi.
  5. Continuare la respirazione fino a quando il paziente si è ripreso o fino all'arrivo si soccorsi qualificati.

Come fare: a) respirazione artificiale metodo bocca-bocca

  1. Porre la testa in iperestensione: capo rovesciato all'indietro con il mento in alto.
    L'iperestensione si effettua mettendo una mano sotto la nuca dell'infortunato e sollevando il collo verso l'alto; contemporaneamente si appoggia l'altra mano sulla fronte piegando il più possibile la testa verso il basso. In questo modo la testa assume una posizione molto estesa, facilitando il flusso dell'aria attraverso le vie aeree.
  2. Chiudere fra pollice ed indice il naso dell'infortunato appoggiando il lato della stessa mano sulla fronte, l'altra mano sul mento per aprire la bocca.
  3. Applicare la bocca del soccorritore sulla bocca dell'infortunato avvolgendola tutta.
  4. Insufflare ogni 4 secondi: fra un'insufflazione e l'altra sollevarsi ed osservare i movimenti del torace che indicano un buon esito delle insufflazioni.

Come fare: b) respirazione artificiale metodo bocca-naso

Dopo l'iperestensione del capo il soccorritore prende in bocca tutto il naso dell'infortunato; con una mano preme sulla fronte mentre con l'altra spinge il mento chiudendo la bocca.

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Arresto cardiaco

Battito cardiaco Quando il cuore batte, si contrae e spinge una certa quantità di sangue nelle arterie. Sentire il battito cardiaco (meglio definito polso), è possibile ovunque un'arteria scorra vicino alla superficie della pelle, come ad esempio sul collo (polso carotideo) oppure sul polso del braccio (polso radiale). Il cuore batte 60-80 volte al minuto.
Rilevamento del polso carotideo: si posizionano le tre dita lunghe della mano sotto l'angolo della mandibola facendole scivolare sul collo tra il muscolo e la trachea. Usate questo metodo per sapere se una persona è o non è in arresto cardiaco.

Arresto cardiaco È l'improvvisa cessazione dell'attività del cuore (manca il battito cardiaco); può essere provocato da diverse cause (folgorazione, infarto, asfissia ed altre). Di qui la necessità di un corretto soccorso per ristabilire tempestivamente il battito cardiaco.

Segni evidenti di arresto cardiaco

Cosa fare: massaggio cardiaco esterno (M.C.E.) e respirazione artificiale Dove farlo:

E' importantissimo stabilire esattamente il punto del torace su cui effettuare il M.C.E. Si può agire così:

Come farlo da soli:

  1. È assolutamente necessario distendere l'infortunato su un piano rigido.
  2. Iperestendere la testa ed effettuare 2-3 insufflazioni (come descritto nella parte dedicata all'arresto respiratorio).
  3. Mettersi da un lato, in ginocchio, all'altezza dello sterno dell'infortunato.
  4. Porre la base del palmo di una mano sul punto di compressione e la base dell'altra mano sopra la prima tenendo le dita ben alzate e discoste dal torace.
  5. Mantenendo le braccia ben estese, portarsi con le spalle perpendicolarmente al di sopra del punto di compressione e con il peso del corpo comprimere lo sterno di 4-5 centimetri. Quindi rilasciare.
  6. Dopo aver effettuato 15 compressioni spostarsi velocemente alla testa dell'infortunato ed effettuare 2 insufflazioni. Continuare così alternando massaggi ed insufflazioni (circa 80-100 massaggi e 8-10 insufflazioni al minuto) fino a quando l'infortunato non riprenderà spontaneamente il battito cardiaco ed il respiro.

Come farlo in due:

un soccorritore si occuperà del M.C.E. e l'altro della respirazione artificiale. Eseguite tutte le manovre viste nel caso precedente; il ritmo da tenere sarà di 1 insufflazione ogni 5 massaggi in 5 secondi.

In entrambi questi casi si deve interrompere la rianimazione ogni 2 minuti circa per verificare se è ricomparso il polso carotideo.

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Perdita di coscienza

Potremmo semplicemente definire come coscienza la consapevolezza che ciascun individuo ha della propria esistenza e delle cose che lo circondano. Lo stato di coscienza è valutato in base alla risposta che un soggetto fornisce ad appositi stimoli che possono essere verbali, tattili, dolorosi, etc.
Un individuo verrà giudicato in stato di incoscieza ogni qualvolta perde tale capacità. Pertanto riconoscere un tale quadro clinico è abbastanza semplice: il soggetto cade a terra, spesso è pallido e sudato, con gli occhi chiusi. Non presenta nessuna reazione ai richiami che gli vengono istintivamente rivolti dalle persone che gli stanno intorno (come ad esempio chiamarlo e scuoterlo).

Stadi della perdita di coscienza Lipotimia:

Costituisce lo stadio premonitore della perdita di coscienza vera e propria. L'infortunato accusa senso di malessere, nausea, vertigini, il volto e le mani appaiono pallidi e sudati. Le cause possono essere ricercate in una diminuzione dell'irrorazione e/o ossigenazione del cervello dovuta prevalentemente ad un abbassamento della pressione sanguigna, dipendenti da prolungata stazione eretta, esposizione a temperature elevate (caldo estivo), permanenza in luoghi chiusi ed affollati, stadi di debilitazione fisica o forti emozioni.
La risoluzione del quadro clinico è generalmente spontanea in quanto l'individuo "sentendosi male" tende a sdraiarsi o ad uscire a prendere una boccata d'aria.


Sincope:

è la perdita di coscienza completa ed improvvisa: il soggetto cade a terra senza segni premonitori (il cosidetto "svenimento"). Spesso le cause vanno ricercate nel perdurare nel tempo dell'episodio lipotimico. Di fronte a tale episodio è molto importante valutare la presenza del respiro e del polso in quanto, se assenti, hanno significato di accidenti cerebrali o cardiaci (ictus cerebrale, infarto cardiaco, arresto cardio-circolatorio, etc.).
L'intervento di primo soccorso sarà quindi diverso: in caso di svenimento è sufficiente mettere in posizione supina (ventre in su) e sollevare le gambe dell'infortunato di 45 gradi circa (posizione antishock) in modo da favorire l'irrorazione sanguigna cerebrale. In genere vi è una rapida ripresa dello stato di coscienza; bisogna far mantenere per qualche minuto la posizione sdraiata all'infortunato fino a completa risoluzione dei sintomi.
Nel caso vi sia arresto cardiaco, una volta fatti avvisare i soccorsi, ci si dovrà accingere ad eseguire la rianimazione cardio-polmonare (respirazione bocca-bocca e massaggio cardiaco).


Coma:

è una perdita di coscienza che si protrae nel tempo. Le cause più comuni di insorgenza sono: traumi cranici, emorragia cerebrale, gravi intossicazioni, infezioni generalizzate, etc.

Rischi della perdita di coscienza

L'individuo in stato di incoscienza che non viene soccorso immediatamente rischia la morte soprattutto per soffocamento.

Cosa NON fare in caso di perdita di coscienza

Non bisogna MAI somministrare bevande di qualsiasi genere ed in particolare alcolici; non si deve per nessun motivo tentare di sollevare o mettere in posizione seduta l'infortunato. Ma forse la cosa più importante è che in nessun caso si deve abbandonare una persona in stato di incoscienza.

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Gravi emorragie

L'emorragia è una fuoriuscita del sangue dai vasi sanguigni, la cui gravità dipende dalla quantità di sangue che viene perso e dalla sua rapidità di uscita. Le emorragie più pericolose sono quelle derivanti dalla lesione di una vena o di una arteria. Una grave emorragia, soprattutto se arteriosa, costituisce una urgenza assoluta, e solo un intervento immediato del primo soccorritore può salvare la vita dell'infortunato. Nei casi più gravi la situazione può diventare irreparabile nel giro di pochi minuti. Nessuna esitazione è quindi giustificata davanti ad un infortunato con grave emorragia, non va neppure perso tempo per chiamare i soccorsi qualificati prima di aver tamponato l'emorragia.
Secondo statistiche, oltre il 95% delle emorragie pericolose può essere risolto con una semplice misura:

La fasciatura compressiva

Questa pratica si esegue sulla ferita, sul punto di sanguinamento.
Prendere una benda, ma va anche bene qualsiasi materiale largo (ad esempio cravatte, sciarpe, cinture, etc.), passarla una volta sulla ferita poi sovrapporre sul punto di sanguinamento un tampone, consistente ma non rigido (tipo un'altra garza ripiegata, un pacchetto di fazzoletti di carta, etc.), continuare la fasciatura, tenendo la benda ben tesa, in modo che il tampone venga ad esercitare una compressione sulla zona di emorragia; tirare finché il sangue non esce più. Se il sanguinamento dovesse continuare, la fasciatura compressiva non va sciolta, ma continuata sovrapponendo un nuovo tampone.
Le più importanti emorragie arteriose, quelle al collo, all'inguine o alla coscia, non possono essere bloccate da una compressione sul punto di sanguinamento. In questo caso la compressione verrà effettuata lontano dal punto di sanguinamento, utilizzando le proprie mani come tenaglie per schiacciare l'arteria contro un piano osseo. Questa manovra si chiama compressione digitale a distanza.
Questi punti possono essere ricercati su noi stessi, a scopo di addestramento, in quanto vi è possibile rilevare la pulsazione dell'arteria sottostante. Alcuni punti di compressione sono i seguenti:

La compressione digitale a distanza va mantenuta fino all'arrivo del personale specializzato.

Il laccio emostatico

Discorso a parte va fatto per l'uso del laccio emostatico. Quest'ultimo determina il totale e prolungato arresto della circolazione sanguigna dell'arto al quale esso viene applicato. Però le controindicazioni che comporta sono molto importanti e devono essere sempre tenute in considerazione. Il laccio infatti comporta la totale assenza di irrorazione sanguigna ai tessuti sottostanti ad esso con conseguente accumulo di scorie e sostanze tossiche che se entrano in circolo possono comportare gravissimi rischi per l'infortunanto. La mancata irrorazione comporta anche la necrosi (morte) dei tessuti in quanto non vengono alimentati dalle sostanze nutritive. Inoltre vi è il grave rischio dello scatenarsi di un imponente stato di shock nel momento in cui viene allentato il laccio.
Quindi da queste ragioni si capisce che l'uso del laccio deve essere sempre ben meditato, non deve mai essere preso con leggerezza, ma soprattutto lo si deve usare come "ultimo ed estremo rimedio" e solo ed esclusivamente se tutte le altre manovre descritte precedentemente falliscono.
I tre casi principali in cui è consentito l'uso del laccio emostatico sono i seguenti:

  1. Amputazione.
  2. Schiacciamento.
  3. Gravi ed inarrestabili emorragie arteriose.

Nei primi due casi il laccio va posto immediatamente e senza esitazioni in quanto non vi è nessun pericolo di perdita dell'arto, essendo questo già perso.


Come porre il laccio emostatico:

il laccio va posto solamente a quelle porzioni di arto che includono un osso singolo (ad esempio nel braccio a livello dell'omero e nella coscia a livello del femore) in quanto dove sono presenti due ossa l'arteria può scorrere tra di esse. Esso va posto sempre alla radice dell'arto stesso; come laccio si possono usare vari materiali, come ad esempio cinture, cravatte, stracci arrotolati, etc. ma non si devono mai usare materiali taglienti (spaghi, fili, stringhe, etc.).
Una volta messo non va mai tolto (viene tolto solo all'interno del pronto soccorso) in quanto si può verificare un'emorragia molto più intensa di prima senza contare il grave rischio di shock sia per l'emorragia che per l'entrata in circolo delle sostanze tossiche. Se l'infortunato non giunge in ospedale entro 15 minuti il laccio va comunque allentato per cercare di evitare la morte dei tessuti non irrorati. Nel fare questo l'infortunato deve essere messo in posizione antishock e gli si devono mantenere sotto continuo controllo i parametri vitali (polso e respiro). Il laccio si deve allentare di poco e molto lentamente: se l'emorragia riprende intensamente si deve stringere nuovamente il laccio come prima, senza nessuna esitazione. Se l'emorragia riprende ma in modo molto scarso si tiene il laccio allentato per 3-4 minuti al massimo e poi lo si ristringe. Se invece l'emorragia non riprende si può lasciare il laccio allentato ma non va mai tolto.
Attenzione: un diffuso quanto sbagliato luogo comune recita che in caso di morso di vipera (molto diffusa in Italia) si deve porre un laccio emostatico sull'arto in cui vi è il morso. Niente di più sbagliato, sarebbe un gravissimo quanto imperdonabile errore. Il rimedio più efficace è il posizionamento di una fasciatura compressiva 5-6 centimetri sopra il punto in cui si trova il morso.

Riassumendo, in caso di gravi emorragie:

  1. Sdraiare il ferito.
  2. Sollevare l'aventuale arto infortunato.
  3. Porre una fasciatura compressiva.
  4. Compressione digitale a distanza.
  5. Porre l'infortunato in posizione antishock (gambe sollevate).
  6. Tranquillizare l'infortunato.
  7. Attendere l'arrivo del soccorso qualificato.

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Shock

Per shock si intende un'alterazione drammatica del normale funzionamento dell'apparato cardiovascolare. Nello shock si ha una caduta improvvisa della pressione arteriosa (p.a.), con conseguente diminuzione dell'irrorazione di tutti gli organi del nostro corpo, cosicché i tessuti cominciano a soffrire per carenza di ossigeno.

Cause e tipi di shock

Sintomi dello shock

Primo soccorso: cosa fare

  1. Agire sulla causa che ha scatenato l'evento (tamponare emorragie, immobilizzare arti fratturati, tranquillizzare, coprire le ustioni e bagnarle).
  2. Mettere l'infortunato in posizione antishock: distendere l'infortunato in posizione supina e sollevare le gambe di 45 gradi circa.
  3. Coprire l'infortunato.
  4. Sorvegliare continuamente l'infortunato, se perde coscienza comportarsi come davanti ad uno stato di incoscienza.

Attenzione: allo shockato non bisogna mai dare da bere, in particolare le sostanza alcoliche.
È fondamentale la prevenzione dello stato di shock perché una volta instaurato difficilmente si riesce a risolvere l'evento.

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Bibliografia

Per chi volesse approfondire gli argomenti presentati precedentemente consigliamo le seguenti letture:

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